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La presenza dell'uomo nella "riviera dei cedri" e nei monti dell'Orsomarso è storicamente accertata a prima di 12.000 anni fa. Le incisioni rupestri e le sepolture scoperte nella grotta del romito,nei pressi di Papasidero, risalgono all'Epipaleolitico Antico; la grotta santuario di Praja a Mare risulta frequentata dal Paleolitico superiore; i ritrovamenti in località Rosaneto, nei pressi di Tortora, risalgono al Paleolitico inferiore. Erodoto racconta della morte di Draconte, compagno di Ulisse, di fronte alle coste di Scalea, dopo aver predetto (l'0racolo di Draconte) una grave sconfitta dei greci(....in questi luoghi molti greci periranno....), che effettivamente si avverò nel 289 a.C.in occasione di una battaglia tra greci e lucani per la conquista di Laos (odierna Scalea). Ulisse, per onorarlo, eresse, in suo onore, un tempietto che fu distrutto nel 1500 da un prete che usò il materiale per edificare il primo nucleo di quella che, oggi, è la chiesa di S. Nicola in Plateis.
Purtroppo le tracce del passato, nel corso dei secoli, sono state perse e distrutte. Reperti dei ritrovamenti sono visibili nei musei di Tortora, Praja,S. Maria del Cedro, e nel piccolo antiquarium di Scalea. In ogni caso, tutti i borghi di quest'area sono particolarmente interessanti, se non altro per la loro posizione e costruzione. Alcuni, come Scalea, Orsomarso, Morano Calabro conservano veri capolavori d'arte. A Frascineto, Comune con popolazione di origine albanese, è visitabile un interessante museo della tradizione arberesch.
I Comuni interessati dalle nostre gite sono: Ajeta, Tortora, Scalea, Papasidero, Orsomarso, Verbicaro, Grisolia, S.Maria del Cedro, Maierà, Buonvicino, Diamante, Belvedere M. All'interno, sul versante nord dei monti: Mormanno, Frascineto, Morano Calabro, S.Agata d'Esaro, Lungro. Una veloce ricerca sulla rete vi permetterà di avere complete informazioni su ciascuno. La cucina tradizionale della nostra zona è cucina di poveri ma, proprio per questo, ricca di profumi e sapori estratti da ingredienti semplici, sapientemente elaborati da esperte mani femminili mosse dalla necessità di mettere in tavola piatti succulenti e saporiti.
E' anche una cucina di pietanze robuste per soddisfare gli appetiti e reintegrare le energie spese da uomini dediti ad un duro lavoro quotidiano. Da queste parti, sopratutto in passato, l'aspra orografia del terreno ha reso difficile ogni attività, in modo particolare quelle legate alla terra. Fino a tempi recenti è stata diffusa la pastorizia, in prevalenza allevamento di capre che più si adattano alla natura dei luoghi. Anche il maiale, una particolare razza con carni squisite tra le più apprezzate, veniva allevato a pascolo brado.
Un vigoroso sostegno energetico ai duri lavori veniva dato dai fichi secchi, che vengono lavorati, ancora oggi, in tanti modi gustosi. Le pietanze: il capretto al forno, in umido, alla brace riserva sempre piacevoli sorprese al palato per la bontà della carne di animali al pascolo nella profumata macchia mediterranea; i fusilli (pasta fresca ricavata da sottile sfoglia arrotolata con i ferri da calza) e/o i rascatielli (gnocchi di patate o di farina le cui palline sono modellate sulla grattugia) con ragù a base di carne di capra o di <<dogarelle>> (spuntature)di maiale, con l'aggiunta di finocchietto selvatico e pepe rosso in polvere (piccante o no, secondo i gusti). La pasta e fagioli, che qui ha un sapore diverso. Dal maiale arrivano i ben noti e gustosissimi salsicce, sopressate, capocolli, gelatina, frittole, ruzzulagli e...
Poi ci sono le sfiziose crispelle, le frittele con la cipolla di Tropea. Le olive nere arriganate con scaglie di pepe rosso secco e pezzetti di buccia di arance. Per i dolci le deliziose “chinole”, i canaricoli.
Vini molto noti sono quelli di Verbicaro, sopratutto il rosso, e il moscato di Saracena, vino passito dolce da sempre noto e apprezzato, oggi presidio di "slow food". Entrambi sono ricavati da vitigni portati qui nel VII sec.a.C. dai sibariti.
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